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a 2011/2017 selection by luca rossi













“Invece che subirla o resistervi per inerzia, il capitalismo globale sembra aver fatto propri i flussi, la velocità, il nomadismo? Allora dobbiamo essere ancora più mobili. Non farci costringere, obbligare, e forzare a salutare la stagnazione come un ideale. L’immaginario mondiale è dominato dalla flessibilità? Inventiamo per essa nuovi significati, inoculiamo la lunga durata e l’estrema lentezza al cuore della velocità piuttosto che opporle posture rigide e nostalgiche. La forza di questo stile di pensiero emergente risiede in protocolli di messa in cammino: si tratta di elaborare un pensiero nomade che si organizzi in termini di circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell’esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano.”
Nicolas Bourriaud> Da “Il Radicante”




































If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube
wooden letters, 11x2 m, 2017. 
collezione privata
Gustav Willeit - guworld.com




























One second sculpture, by the left hand fingers tips
various material, New Museum 2017.




























Scroll Down (la via o il sentiero)
an action, images documentation.
Sénanque Abbey, France 2013.


http://lucarossilab.it/2016/08/11/nuovo-attentato-in-francia/





























We almost forget where the doors are
various material, Quirinale Palace, Rome 2017.















…plays…
sun light, a place, an art gallery, Warsaw, 2011.



















Thermal Refuge
an action, images documentation.
Helvetia Spa, Porretta Terme 2016.



An art project inside the Spa, Thermal and Wellness area of  Hotel Helvetia repurposed from what was a anti-aerial hideout during World War II. A unique experience between East and West, between centers and peripheries of the world.
 .
The project consists of 3 suggestions to live in a unique way the Spa and Wellness area of Hotel Helvetia in Porretta Terme – Bologna, Italy. This area is accessible even to those who are not hotel guests. In particular in a special place: a cave, a anti-aerial hideout which now houses a bio sauna, a sauna, a turkish bath and a relax area.
.
An art exhibition that you can enjoy “live” or reading a pdf document. In this PDF document you will find a “critical text/tale” and unpublished images to be totally immersed in this project. You will also receive a large photo that you can print. 



















pizza forever 

painting, greasy pizza boxes, T293 Gallery, Rome 2018.

























 If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube

various material, Louvre Abu Dhabi 2017.






💥LA CRITICA, LA LOTTA, IL FUTURO : LUCA ROSSI.
In Italia, c’è una figura di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea: Luca Rossi, artista/collettivo critico, curatore, blogger, personaggio controverso che lavora anche con l’anonimato, una sorta di Anonymous del Sistema dell’Arte (dove l’ego sembra non esistere più e dove chiunque può essere Luca Rossi), dove “processualità critica”, spazio virtuale (quello creato da internet) e quello reale sembrano non avere più confini e mischiarsi in un tutt’uno. 

Oggi giorno l’individuo esperisce una sorta di “non esperienza”, nel senso che la maggioranza del suo tempo viene speso nel navigare nella “rete” e molto di questo lo sta portando ad una “nuova memoria-senza memoria” ad “un’assimilazione passiva e a-critica” e questo Luca sembra saperlo davvero bene. Luca ci ricorda i riferimenti storici ed artistici, il nostro passato, cosa vuol dire essere critici e attivi, lottare per mantenere una propria autenticità e districarsi in un mondo che ha più l’aspetto di un grande Mc Donald.
Ci siamo stupiti di quanto Il lavoro di Luca sia seguito da molti curatori, artisti anche in Europa, molti dei quali scappati dall’Italia. Luca è considerato l’unica voce critica fuori dal coro per il panorama attuale italiano. 
La cosa preoccupante è che Rossi, nonostante il suo lavoro sia ampiamente e verbalmente riconosciuto, non venga ancora considerato da istituzioni e realtà italiane. La cosa è emblematica e la dice lunga su cosa vale in Italia rispetto all’essere dei “veri artisti”.
Un panorama italiano che si trascina da forse più di 10 anni, portando artisti “copia ed incolla”, ripetizioni infinite di progetti con sempre gli stessi nomi, decretando implicitamente una fine dell’arte contemporanea. 
Continua....







  We almost forget where the doors are

  Da io a noi. La città senza confini

  Luca Rossi 

Quirinale, Roma













































 




If you don't understand something search for it on YouTube

various material, 2017.  




















 



Democracy, with the tips of left hand fingers


  various material, 2017.














 





  If You Don't Understand Something Search For It On YouTube (photomontage version)


  video projection, video by Nexsu 5x, 2017.  













 


...plays...


sunlight, a place, 2017.  

















    



  Art piece with the tips of left hand fingers 

  various material, screen spots, 2017.  





 
Da Io a Noi: intervista di HUO a LR


  HUO: Chiunque può essere "Luca Rossi". Non temi questa perdita di controllo?

LR: Le personalità monolitiche del '900 non mi interessano. Mi sembra più interessante e contemporanea una personalità frammentata e fluida che metta in pratica il passaggio dall'io al noi. Questo fornisce a tutto un senso di opportunità e responsabilità.

HUO: Mi è arrivata la mail con la tua mostra al Quirinale. L'ho vista durante il pranzo qui a Parigi. Anche in questo caso ti sovrapponi alla mostra ufficiale sfruttando le ricerche su Google. Per quale motivo lo fai?  

  LR: Lo faccio per integrare la mostra ufficiale che spesso diventa un fortino per difendere le opere da una contemporaneità che le potrebbe mettere in difficoltà. Se mi invitassero ufficialmente non saprei cosa esporre. L'invito ufficiale mi metterebbe in difficoltà.  

HUO: In questo modo ti poni fuori le dinamiche del "sistema", ma allo stesso tempo ti occupi di questo sistema. Hai una posizione ambigua.  

LR: Ho una posizione "non politica", questo atteggiamento in Italia viene scambiato con la storia della volpe e l'uva. A me interessa l'uva, ma mi piacerebbe dialogare sulle modalità di coltivazione e di raccolta. E oggi è possibile coltivare e raccogliere in queste modalità, non ci sono più scuse o necessità di strategie particolari.  

HUO: Ogni tuo nuovo progetto è una variazione sul tema. A questi si aggiungono progetti che sono come una "caccia al tesoro" nella realtà (Senanque Abbey, Thermal Refuge, Enemy, The Pain Of Young Mr. Rossi, Rinascidentro, Utopia/Distopia). Quale relazione esiste tra questi due filoni?  


LR: Ho sempre pensato a questo secondo gruppo di progetti come "viaggi puntuali" contrapposti ad una forma di immobilismo che vive un diverso tipo di mobilità. La relazione tra i due filoni è un diverso grado di fibrillazione tra oggetto, esperienza mediata, immaginazione ed esperienza diretta.  


  HUO: Nel momento in cui cambi la natura dell'opera d'arte, cambi automaticamente l'idea di museo e di artista. A questo proposito hai scritto un "Denmark Manifesto". Come è possibile conservare e collezionare le tue opere? Per esempio la seconda che vedo "installata" al Quirinale?



  LR: E' possibile conservare e collezionare il ricordo di un istante. Di oggetti siamo pieni, sono stanco di oggetti. Esporre oggetti nel 2017 implica che l'artista si prenda responsabilità importanti che solitamente non vengono soddisfatte. In altri casi è possibile pensare ad una declinazione più convenzionale dell'opera.


  HUO: Il primo intervento, sulla facciata del Quirinale, è acquistabile tramite PayPal. Un intervento che mai sarebbe permesso nella realtà. Poi vedo un video "making of" di quello che vuole essere un fotomontaggio finalmente analogico. Le forme create dal sole come opere in continuo movimento. E poi infine un'installazione così estrema da rendere il contesto vera cornice e confondersi con l'oblio di internet, una pagina vuota. Quest'ultimo intervento è il mio preferito. Addirittura riporti nell'opera le macchie che troviamo sul nostro schermo. Quasi un tentativo di riportarci alla nostra realtà, misera e un po' squallida.



  LR: Mi piace molto questa tua lettura della mostra. Mi sembra ci sia un buon equilibrio, e abbastanza novità nella ripetizione. Ho già utilizzato l'ultimo intervento nella Biennale del 2015 e alla Serpentine Gallery sempre nel 2015. E' un intervento così estremo che non mi convince del tutto, ma forse proprio per questo ho deciso di lasciarmi andare. In fondo è un grande paravento bianco. Le macchie sullo schermo sono importanti perché in ogni progetto mi interessa "installare" ed "esporre" nella dimensione privata dello spettatore. Le macchie rendono evidente questa mia scelta.



  HUO: Spesso salta fuori questa tua scelta, e solitamente poco dopo sostieni che la nostra dimensione locale è l'unico spazio politico rimasto. Credi che una persona visitando la tua mostra al Quirinale capisca questo concetto?



  LR: Prima di tutto non si deve muovere, non deve spendere tempo e denaro per andare a Roma. Forse, con quel tempo e con quel denaro, può fare altro. Posso creare le condizioni per vivere il mio concetto, non certo costringere a viverlo o fare una lezione di politica contemporanea. Come in ogni ambito per "capire" ci vogliono strumenti basilari e la volontà di farlo. Pensa se dovessimo capire al volo la composizione chimica della penicillina per poterla usare, saremo quasi tutti morti.






  IL TEMA DELLA MOSTRA: "da io a noi, la città senza confini"



  HUO: Questa volta mi sembra che il tuo lavoro si sposi alla perfezione con il titolo e il tema che si prefigge la mostra. Il tuo progetto è pensato per essere visto da qualunque luogo e tu stesso hai scelto di passare dall'idea di IO a quella di NOI. Hai parlato di "nomadismo immobile". Mi puoi spiegare meglio?


  LR: Mentre la natura dell'opera vive una fibrillazione tra più livelli, opera e spettatore sono immobili e allo stesso tempo velocissimi, perché sempre nello stesso tempo e nello stesso luogo. Ossia il luogo in cui ci troviamo adesso. Il luogo veramente rilevante, dal punto di vista politico, personale, culturale e anche artistico.



  HUO: Parlare di nomadismo oggi fa venire alla mente i grandi flussi migratori di questi mesi. Come ti poni rispetto a questo tema?

LR: Prima di tutto viviamo l'epoca storica migliore dell'umanità in termini globali, se guardiamo ai tassi di democrazia e benessere. Anche se guardiamo ai paesi del terzo mondo. Rimane tantissimo da fare, ma in comparazione storica la nostra epoca è la migliore. L'unica cosa che ognuno di noi può fare di concreto per i problemi dell'immigrazione, della fame e del male del mondo, è lavorare bene nella propria dimensione privata e locale. Quello è il vero spazio politico dove una nostra decisione vale 10-20 volte quella di un capo di stato.               




ART IN ACTION


THE TANKS (Tate Modern, London)
LUCA ROSSI 













"Rather than suffering or resist it by inertia, global capitalism seems to have made own flows, speed, nomadism? So we have to be even more mobile. Don't force us, and push us to greet the stagnation as an ideal. Is the world imaginary dominated by flexibility? We have to invent new meanings for it, inoculate the long term and the extreme slowness in the heart of the speed rather than oppose it rigid and nostalgic postures. The strength of this style of thought is in operational protocols: to develop a nomadic thought that organizes itself in terms of circuits and experiments, and no permanent installation. We have to oppose to the precarious experience a resolutely precarious thought that fits and infiltrates in the same networks that suffocate us."

Nicolas Bourriaud 















By left hand fingertips


various material, 2017.

www.lucarossilab.it



































One second sculpture 


various material, 2017.

www.lucarossilab.it















Art in Action.
Art has to re-think about the definition of "action". Art shouldn't resolve the "immigration" problem, or to help to think about an issue. We live in a super-informatized world that expresses a complex and chaotic points of view. Art shouldn't permit to express ourself. We already express ourselves enough. Social network, blog, internet and so on.

2017 has been defined by the New York Times as the best year in human history, and anyone who knows the story knows that man, at a global level, has never reached levels of freedom and well-being as they reach in our time (1960-2017). Of course, there is still a lot to do. But what do we do?

The contemporary challenge is change the definition of some words. Action, Crisis, Speed, Freedom, Needs. Changing the definitions of some words means changing our ability to see and feel at 360 °. Contemporary art is a gym and a workshop to train and experience this ability to see. This ability to change some words definitions.

I never stay at new Tate Modern. But I discover these areas called "the tanks", between a war bunker and a prehistorical cave.

By the tactile mouse of Apple I draw this piece. The art piece is always and only where we are: art piece and visitor are very fast because they are always and only in the same time and in the same space. An "motionless nomadism".









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Important to be by 
left hand fingertips


various material, dust and various material on the screen, 2017.

www.lucarossilab.it







It is so contemporary and so prehistorical. Like a black hole that has sucked all the process between the light opening in studio to the last visitor that will leave the show.

In this case also the little garbage on the screen enters into art piece. To say, if it is necessary, that Luca Rossi want to install the art piece in the only political space left. Our private, silence and solitude dimension. A self choice in that place make more than 10-20 choice of a Chief of State.

In 2009 I draw a big rectangle in the Massimo De Carlo Gallery and I modified the press release to invite the visitor to order a pizza to be delivery during the open hours of the gallery. Perhaps to underline the importance of that space of decision.






































If you don't understand something 
search for it on YouTube 


black ceramic letters of Castelli (Abruzzo), 50x50x5 cm, 2017.

www.lucarossilab.it











Everyday millions of people post on YouTube video without give a specific title. And so the titles take an automatic title by smartphone (IMG 3733, IMG 3734, IMG 3735 and so on). For this reason we can have everyday a different and unexpected playlist. To open everyday different windows on the world. An art piece tan can change every second.

Opposed to the algorithm that wants us always similar to ourself.










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Nine in reverse by 
left hand fingertips


various material, 2017.

www.lucarossilab.it






















If you don't understand something 
search for it on YouTube 


variable size picture, 2017.

www.lucarossilab.it























THERMAL REFUGE 
Un progetto artistico di Luca Rossi all’interno 
dell’Hotel Helvetia di Porretta Terme. 
Un’esperienza unica tra Occidente e Oriente, 
tra Centri e Periferie del mondo.





Gli artisti italiani mid-career: desaparesidos.

Dove sono gli artisti italiani nati tra 1966 e 1976? Ossia l'età che dovrebbe rappresentare la maturità e il massimo sviluppo per un artista, dopo la fase formativa e sperimentativa della gioventù. Una riflessione su questa generazione di desaparesidos, di "spariti", non può essere svincolata da una riflessione più ampia sul ruolo di artista oggi. Oltre la necessità di creare gingilli costosi per ricchi, oltre la necessità di diventare il cagnolino da compagnia per operazioni pubblicitarie (fondazione varie, prada, trussardi, pirelli, enel, ecc), oltre la necessità di fornire contenuti per quei musei pubblici che sono soprattutto insegne luminose che devono dimostrare ostinatamente la modernità del territorio in cui si trovano (gli artisti invitati, i contenuti contano molto relativamente). 

Il curatore è oggi quello che gestisce e intercetta la committenza, senza però essere propriamente un artista, ma piuttosto un organizzatore, un manager, uno che deve creare un evento rispetto le richieste della committenza, ossia del suo cliente. Col passare degli anni questa dinamica crea un vuoto: l'artista diventa un comparsa debolissima mentre il curatore non è propriamente un artista, quindi l'opera non c'è, e se c'è è debole. Per l'artista è ancora più difficile bypassare il curatore in un contesto sociale che non riconosce il valore delle opere di arte contemporanea. L'arte contemporanea viene usata per scaricare le tasse o realizzare spot pubblicitari sofisticati per clienti pubblici e privati. Solo un artista diventato "forte" nel 900 può bypassare questa situazione (weiwei, cattelan, hirst, koons, artisti storicizzati, ecc ecc). Alla luce di questo l'artista NON SPARISCE ma forse si trasforma. A volte è costretto a diventare lui stesso curatore-tuttofare, a volte diventa altro (avvia una start up, un ristorante, si dedica allo sport ecc ecc). 

Come due anni fa vorrei fare una seconda ricognizione sull'arte italiana, e focalizzare l'attenzione su quegli artisti chiamati mid-career (40-50 anni), che in italia sembrano far rima con "mass-de-carl", ma neanche tanto, visto che tali artisti "spariscono" appena non si possono più chiamare "giovani". In compenso abbiamo piccoli eserciti di curatori, critici, giornalisti e direttori di museo. La radice del problema sta in un linguaggio in crisi (crisi della rappresentazione), nell'assenza di un riconoscimento pubblico del valore dell'arte contemporanea, in accademie e scuole d'arte rimaste alle guerre puniche, in un ruolo di artista ormai fuori dal tempo e anacronistico. Ma cosa significa sparire? Oltre ad un voto ho associato ad ogni artista un indice di sparizione. Più è alto tale indice più l'artista risulta assente dalla scena italiana e internazionale. 


roberto cuoghi, lavoro appeso a gioni e galleria de carlo, biennale 2013 molto debole. voto 5 , indice di sparizione 8

paola pivi, lavoro molto appeso alla galleria de carlo e perrotin. Una certa sensibilità per il dato macro, che  negli ultimi anni è diventato il cinismo del tutto può andare, ecco i grandi orsi colorati. voto 5, indice di sparizione 8 

lucie fontaine, rimandi italiani in questa coppia che ha subito capito come un nome cool servisse prima di tutto. Un concettuale dedito alla smart relativism ma focalizzato su temi economici, politici e sociali. Sempre questo concettualino facile, un po' anemico e che vuole essere sempre sofisticato. Anche loro prigionieri di un certo artigianato dell'arte contemporanea. voto 5,5 indice di sparizione 4

mario airò, ultima apparizione a palermo con bottiglie fluo nel buio. Una certa sensibilità poetica sembra destinata ad essere fagocitata e mimetizzata. voto 4 indice di sparizione 9 

italo zuffi, anche lui arenato in un certo fare poetico, ma più efficace di airò. voto 6, indice di sparizione 10

diego perrone, anche lui molto appeso alla galleria de carlo e alle pubbliche relazioni che ne derivano. Estremamente più debole degli esordi, addirittura concentrato sul materico (giovane ondina jones/new arcaic). voto 4 indice di sparizione 7

stefano arienti, sviluppo importante di un certo fare poverista, forse un po' troppo ripetitivo. voto 6 indice di sparizione 7

rosa barba, maghetta del video vintage un po' in tutte le salde, piace a certi curatori internazionali ovviamente. Potrebbe fare di più. voto 5 indice di sparizione 5

flavio favelli, giovane indiana jones da tempi non sospetti, rielabora il cassettone della nonna e la bottiglia vintage del cinar. Troppo didattico, ma soprattutto troppo italiano, se si chiamava danh vo...voto 5 indice di sparizione 5

adrian paci, restituisce bene una certa sensibilità concreta e poetica, senza cadere nella retorica. Un po' affaticato negli ultimi anni. voto 6 indice di sparizione 5

pietro roccasalva, rielabora de dominicis con abilità e spesso in chiave installativa "furba". Come se la componente installativa dovesse fornire una stampella alla pittura, seppur di buona qualità. Quanto meno restituisce un certo immaginario. voto 5,5 indice di sparizione 8

monica bonvicini, alcune buone intuizioni anche lei appannata dopo le scalinate presentate recentemente ad una biennale di venezia. Un po' ferma come la beecroft. voto 6 (sulla fiducia) indice di sparizione 4

massimo bartolini, pesantamente sopravalutato dedito allo smart relativism, ossia può andare bene tutto e il contrario di tutto a patto che sia presentato dalla galleria massimo de carlo. voto 4 , indice di sparizione 8

francesco vezzoli, molto bravo nel creare un senso glamour intorno al suo lavoro (che noia), ma le opere a parte alcune cose (tipo i trailer per caligula) appaiono deboli e troppo spesso si risolvono con ossessioni personali. Giovane indiana jones della prima ora, ossia rielabora feticci del passato. non basta. voto 4,5 indice di sparizione 2

lara favaretto, anche lei dedita allo smart relativism e con buone pubbliche relazioni. Recentemente una serie di installazioni dedicate all'idea di monumento...ossia, poteva essere tutto e il contrario di tutto. Come anche pivi e bartolini sono percorsi mimetici rispetto ad un certo artigianato, preparato, dell'arte contemporanea internazionale. Non c'è il coraggio e la capacità di andare oltre...o indietro, o a sinistra o destra. voto 4 indice di sparizione 6

yuri ancarani, lanciato dalla premiata ditta cattelan-gioni. Con alterne vicende sta comunque dimostrando un suo linguaggio, più debole quando nei suoi video-film rimane più imprigionato dal documentario del national geografic. Sicuramente l'aiuto di pubbliche relazioni favorevoli lo ha stimolato a fare bene. voto 5,5 (non ho visto l'ultimo lavoro) indice di sparizione 4

vanessa beecroft, non è riuscita a sviluppare adeguatamente una buona intuizione...peccato. molto in ombra negli ultimi anni. voto 4 indice di sparizione 6

massimo grimaldi, ex garuttino, sostenuto dalle pubbliche relazioni zani-bonacossa, ma questo non basta. Lo vediamo praticamente solo nelle personali presso la galleria zero di zani. Forse gli è veramente mancato un sistema intorno. Alcuni buoni lavori, fatti di un cinismo concreto e poetico. Ma non abbastanza a fuoco. voto 6 indice di sparizione 9

martino gamper, quando fare una sedia viene fatto passare per un'esperienza concettuale. Giovane indiana jones dell'arredo da interni. Rischio ikea evoluta altissimo. Non ci siamo. voto 4 indice di sparizione 4

marzia migliora, esperta di smart relativism, tante idee in libertà rispetto ad un preparato - ma neanche tanto- artigianato dell'arte contemporanea. Spesso troppo inconsistente. Aiutata da buone pubbliche relazioni intorno alla galleria lia rumma. voto 3,5 indice di sparizione 8

Armin linke, pesantamente sopravalutato, anche qui il fotografo che viene fatto passare ad ogni costo per artista concettuale. L'idea dell'archivio fotografico non regge la contemporaneità e rischia di essere di una banalità lancinante. voto 3,5 indice di sparizione 9

marcello maloberti, più incidente quando spinge al massimo, quando pulisce la scena diventa debole e anche lui mimetizzato e poco consistente. buone pubbliche relazioni tutte italiane. Coglie un bell'immaginario, ma forse oggi per l'artista non basta sviluppare immaginari. Il rischio è quello di sostenere solo una competizione con harry potter... voto 5,5 indice di sparizione 5

lorenzo scotto di luzio, anche lui sviluppa un certo immaginario, ma in modo spesso debole, ultimamente molto insufficiente nella galleria t293. Lascia a desiderare. voto 4 indice di sparizione 9

arcangelo sassolino, molto aiutato dalle pubbliche relazioni della galleria continua. Buona intuizione, anche se sviluppata in modo ripetitivo (la galleria lo pretende) e a volte troppo didattico. Forse potrebbe fare di più, anche se io lo vedo solo dalla galleria continua (sindrome grimaldi). voto 5,5 indice di sparizione 9

francesco gennari, anche lui supportato dalla galleria zero di zani, un percorso molto raffinato, forse troppo, e giocato tra elementi artificiali, naturali e biografia personale. Ma sicuramente a fuoco e questo non è poco. voto 5,5 indice di sparizione 9
















Fondazione Prada///


LUCA ROSSI
NOW!
FondazionePrada
Milano

Cy Twombly : (silenzio)
“La gente non vuole fare più pubblico nè l'allievo,
vuole entrare nella cosa, ossia sente che c'è già dentro.”


"Se immagino, vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l'estrema debolezza dell'immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire."
Fernando Pessoa 


"Invece che subirla o resistervi per inerzia, il capitalismo globale sembra aver fatto propri i flussi, la velocità, il nomadismo? Allora dobbiamo essere ancora più mobili. Non farci costringere, obbligare, e forzare a salutare la stagnazione come un ideale. L'immaginario mondiale è dominato dalla flessibilità? Inventiamo per essa nuovi significati, inoculiamo la lunga durata e l'estrema lentezza al cuore della velocità piuttosto che opporle posture rigide e nostalgiche. La forza di questo stile di pensiero emergente risiede in protocolli di messa in cammino: si tratta di elaborare un pensiero nomade che si organizzi in termini di circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell'esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano." 
Nicolas Bourriaud




-->> scroll down for Prada Project! 


--->>> MANIFESTA 11





NOW! 


Adesso. La mostra di Luca Rossi, che vedrete presso la Fondazione Prada, è sempre e solo dove siete. Potete stare immobili, sarà sufficiente al massimo un movimento della mano. Il consumo di risorse, di tempo e di denaro per muoversi, ed entrane nell'ennesimo spazio espositivo, è prossimo alla zero. Ogni intervento si risolve in pochi istanti da consumare dove ci troviamo. Rimane così più tempo (vera risorsa di cui disponiamo scarsamente) e più risorse per noi. Opera e spettatore sono immobili, ma allo stesso velocissimi perché sempre nello stesso tempo e nello stesso luogo. Ossia, dove vi trovate a leggere questo eBook. Potremo parlare di un "nomadismo immobile". 
In una fase storica caratterizzata da una sovrapproduzione di contenuti e da una forte inquinamento visivo, di cui siamo tutti produttori e consumatori, potremo effettivamente parlare di un'ecologia dell'arte dove il consumo di risorse è prossimo allo zero. Viviamo una "democrazia dei contenuti", dove tutti possono partecipare e dove il problema non è creare e comunicare l'ennesimo contenuto, ma poter fare le differenze tra i contenuti stessi, per trattenere qualcosa e non perdersi.Come se domani ci arrivassero a casa 10.000 pacchi contemporaneamente. Dovremo iniziare da qualche parte, la necessità di aprirli tutti ci renderebbe superficiali, probabilmente inizieremo dal brand che conosciamo meglio o dal pacco che ci consiglia l'amico.

Ogni intervento di "Now!" mantiene un'ambiguità tra la sua documentazione e la sua installazione reale nello spazio. Non si tratta di una scelta innovativa (è quello che avviene già nella realtà) ma di una scelta che vuole essere consapevole rispetto alla nostra contemporaneità. L'opera d'arte, come ogni fatto della nostra vita, vive una fibrillazione continua tra esperienza diretta ed esperienza mediata. Prendere consapevolezza di questo significa aumentare le opportunità, ridefinire la natura di opera, museo e artista. Si dice che quando gli ebrei, in una situazione di emergenza, dovettero lasciare la loro terra, furono costretti a passare dal concetto di "monumento", inteso come installazione permanente, al concetto di "documento".Questo atteggiamento resiliente potrebbe anche essere definito "antifragile" o "altermoderno".

Il problema non è cercare l'esperienza più vera e più diretta possibile, quanto sviluppare una sensibilità critica che ci possa fornire consapevolezza rispetto a quello che vediamo e viviamo. Una consapevolezza critica per fare le differenze e sviluppare la capacità di vedere, intesa nel significato più ampio di "sentire". Parafrasando Bruno Munari potremo dire: "saper vedere per saper fare le differenze". Facciamo differenze e scelte di valore ogni secondo della nostra vita. Se fossimo ciechi, credendo di vedere, sarebbe un disastro: un accavallamento di scelte sbagliate, come pezzi del tetris che non abbiamo tempo di riposizionare. 

La mostra "Now!" come altri progetti di Luca Rossi, presentati tra il 2009 e il 2016, esprime un posizione politica ben precisa. Con la crisi della democrazie occidentali e dei sistemi di rappresentanza, è ormai chiaro come le politiche macro, quelle dei governi su cui ci arrabattiamo ogni giorno come fossero la soluzione di tutto, sono unicamente "politiche di galleggiamento" che non sono in grado di realizzare alcun cambiamento. L'unico spazio politico ancora praticabile è rappresentato dal nostro spazio locale, micro e privato. Ed è proprio qui che è installata questa mostra. La scelta che ognuno di noi può prendere in questo spazio vale, per la nostra vita, 10-20 volte la decisione che potrebbe prendere un Capo di Stato. Ed è proprio in questo spazio privato, in questo "spazio politico" ritrovato, nel silenzio e nella calma del nostro privato che possiamo leggere, vedere e fruire di ogni intervento presentato in mostra. 








Ordina una pizza da tutto il mondo (potete cercare le pizzerie take-away di Milano su Google) da far recapitare a Milano in "Via Largo Isarco 2" dalle 10 alle 19 il Lunedì, Mercoledì e Giovedì, e dalle 10 alle 21 il Venerdì, il Sabato e la Domenica

pizze, chiamate telefoniche, visitatori, strutture esterne, 2016.








Finalmente un vero "social network" dove le persone posso incontrarsi e dialogare. Le strutture esterne della Fondazione diventano il contesto per ordinare una pizza da ogni parte del mondo. Ognuno può attivarsi e agire concretamente nello spazio della mostra. Basta volerlo. La "pizza" è l'elemento fuori controllo, l'imprevisto che esiste anche solo perchè potenziale. Ma anche il pretesto per ritrovare uno spazio di decompressione, domande e dialogo nello spazio dell'arte.




















Se non capisci una cosa cercala su YouTube



lettere tridimensionali di dim. var., 2016.






Non possiamo capire quest'opera. E' impossibile. Non rimane che seguire il consiglio del titolo che insieme al contesto (dove ci troviamo a leggere questo eBook) può portarci in tanti micro-universi che ogni giorno aumenteranno, conservando uno straordinario valore poetico. La natura della scultura apre ad una fluidità speciale da vivere privatamente. Provare per credere. 























Serial Classic



statue classiche, pannelli bianchi, Roma 2016 (progetto esterno), 2016. 









Le statue dei Musei Capitolini a Roma, in occasione della visita del Presidente iraniano, sembrano essere tornate "cubi di marmo", da cui l'occidente sembra provocato. La sfida è "riscolpire" scale valoriali oltre a facili atteggiamenti disillusi e cinici che vengono contraddetti con le scelte che facciamo ogni giorno. Le opere così coperte sembrano un cantiere sospeso in attesa della fine lavori. 



















NOW!



raggi solari, un luogo, 2016. 







In base ai movimenti del Terra e del Sole in una stanza vuota si creano "quadri di luce" in perenne movimento, fino a scomparire totalmente di notte. Ma i raggi possono anche essere relazioni tra persone, che quando incontrano un luogo, determinato l'opera d'arte. Quasi come a risolvere la "stanza vuota", un vuoto di contenuti spesso mascherato da una sovrapproduzione e da un pieno di opere e progetti





















Con le punte delle dita della mano sinistra




materiali vari, 2016.






La scultura nasce e finisce dalla dimensione privata dell'autore alla dimensione privata dello spettatore. Come fosse un "buco nero" che ha risucchiato tutto il processo che va dall'accensione delle luci nello studio dell'artista fino all'ultimo spettatore che esce dal museo. Lo "scalpello" diventa la levità delle punta delle dita, tutto si risolve in un solo istante. 
















BIO


Luca Rossi è un’identità collettiva che chiunque può vestire. Luca Rossi apre il blog Whitehouse nel 2009 come una piattaforma dedicata alla critica d'arte, a progetti artistici non convenzionali e a progetti volti a diminuire il gap tra arte contemporanea e pubblico. I principali operatori del sistema dell'arte nazionale e internazionale hanno partecipato al blog con contributi e interviste, contribuendo alla sua popolarità. Parallelamente Luca Rossi ha scritto numerosi articoli su riviste specializzate, come Flash Art Italia, Exibart e Artribune. Dal 2010 insieme a Enrico Morsiani, ha ideato una serie di progetti tra arte e divulgazione, come "Corso Pratico di Arte Contemporanea" (2010), "Duchamp Chef" (2013) e "MyDuchamp" (2014). Dal febbraio 2016 gestisce un blog di arte, attualità e divulgazione su Huffington Post.
Luca Rossi è stato definito "la personalità artistica più interessante nel panorama italiano"​(Exibart, 2010) da Fabio Cavallucci, attuale Direttore del Museo Luigi Pecci di Prato, e come la nuova promessa dell'arte italiana da Giacinto Di Pietrantonio, attuale Direttore della GAMeC di Bergamo, che lo indica come la "​nuova Vanessa Beecroft"​ (Artribune, 2013). Nel 2015 con il progetto MyDuchamp riceve la Menzione Speciale della giuria in occasione del Premio Combat 2015. In sei anni sul Blog Whitehouse sono stati presentati numerosi progetti curati e realizzati da Luca Rossi in diversi contesti: Mart di Rovereto (2009), Whitney Biennial di New York (2010), Reggia di Versailles (2012), Biennale di Venezia (2013), Abbazia di Sénanque (2013), New Museum di New York (2014), Gamec di Bergamo (2014); Boros Collection di Berlino (2015), Serpentine Gallery di Londra (2015), Hangar Bicocca di Milano (2015). 
In sette anni sul Blog Whitehouse sono stati coinvolti molti operatori del settore tra cui: Roberto Ago, Maurizio Cattelan, Andrea Lissoni, Angela Vettese, Giacinto Di Pietrantonio, Massimo Minini, Maurizio Mercuri, Michele Dantini, Fabio Cavallucci, Giorgio Andreotta Calò, Jens Hoffman, Massimiliano Gioni, Alfredo Cramerotti, Danilo Correale, Cesare Pietroiusti, Valentina Vetturi, Anton Vidokle, Micol Di Veroli, e molti altri; tale dibattito è stato ospitato su diverse riviste di settore: Flash Art, Exibart, Cura Magazine, Artribune, GlobartMag, Arskey.

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